Normativa Condizionamento Aria

Normativa Condizionamento Aria

Qualità dell’aria negli ambienti confinati: aspetti tecnici e legislativi

La qualità dell’aria indoor è una tematica su cui porre attenzione a causa del crescente numero di esposti che si vengono a determinare, e in considerazione della forte sensibilità che su questa problematica sembra dimostrare l’opinione pubblica.

L’Agenzia Europea per l’Ambiente (European Environmental Agency, EEA), nei rapporti Environment and human health e Segnali Ambientali 2013, ha evidenziato come i livelli indoor  di inquinamento siano  influenzati dalla  qualità  dell’aria ambiente, dai  materiali  di costruzione  e  dalla  aerazione,  dai  prodotti  per  i  consumatori  inclusi  gli  articoli  per l’arredamento, tappeti, dagli elettrodomestici e dai prodotti per la  pulizia della casa, dalle abitudini comportamentali degli occupanti, inclusa l’abitudine del fumo, e dal mantenimento dell’edificio (ad esempio le misure per il risparmio energetico), ribadendo ancora una volta come in passato la questione dell’inquinamento atmosferico in ambienti confinati ha ricevuto di gran lunga meno attenzione rispetto al tema dell’inquinamento atmosferico in spazi aperti.

Negli ultimi anni tuttavia le minacce poste dall’esposizione all’inquinamento atmosferico in ambienti chiusi sono diventate più evidenti.

Va ricordato come la Direzione Generale Ambiente della Unione Europea (UE), nel documento “Cleaner Air for All, elaborato a conclusione della Settimana verde, svolta nel 2013 anno europeo dell’aria, abbia sostenuto che la qualità dell’aria negli ambienti chiusi meritava una risposta politica a sé stante, accanto alla più ampia strategia dell’UE sulla qualità dell’aria.

Lo stesso documento individua nel divieto del fumo, come il mezzo più economico e più efficace per migliorare la qualità dell’aria negli ambienti indoor e di conseguenza la salute. Il documento riporta altre opzioni valide, ma ritenute più costose, come il miglioramento dei sistemi di costruzione e di ventilazione, e il monitoraggio degli edifici. Inutile sottolineare come al momento esistono alcune azioni isolate e su base volontaria.

Pertanto al centro delle politiche ambientali UE rimangono, in questo campo, gli interventi di facile adozione e con una visione integrata, nei diversi settori energetici e di edilizia degli ambienti indoor, che possano comportare una serie di vantaggi soprattutto per gli occupanti, perché gli edifici sostenibili sono meno costosi da gestire e mantenere e hanno anche effetti positivi sulla salute e il  benessere di coloro che li occupano.

Attualmente all’esame della Commissione UE, vi sono alcune nuove proposte per ridurre l’impatto sull’ambiente degli edifici (nuova costruzione e ristrutturati) migliorando l’efficienza delle risorse e aumentando le informazioni disponibili sulle prestazioni ambientali.

In  ambito comunitario, alcuni Paesi hanno già  introdotto nella loro legislazione norme relative agli inquinanti indoor; questo ha anche contribuito alla messa in atto nell’ambito di appositi programmi, di  campagne di  monitoraggio della qualità dell’aria indoor ai  fini  di valutazioni ambientali e igienico-sanitarie.

In questo contesto risulta di grande utilità  l’attività dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la quale ha elaborato per la prima volta a livello di Regione Europea le linee guida per la  qualità dell’aria indoor per alcuni specifici inquinanti atmosferici presenti in ambienti confinati.

Anche in Italia è cresciuta sensibilmente la consapevolezza della problematica indoor, e si sono registrati molti sforzi negli ultimi anni, ma ancora, non si è riusciti ad elaborare una legge quadro sulla qualità dell’aria indoor. È già da tempo che la comunità scientifica nazionale si interessa di tale problematica e, in particolare dal 1990, anno in cui veniva istituita la prima

Commissione Nazionale per l’Inquinamento degli Ambienti Confinati, diverse Commissioni e gruppi di lavoro sono stati attivati, con lo scopo di costituire concreti punti di riferimento, che hanno aiutato gli operatori sia pubblici che privati, a rispondere su diversi specifici argomenti.

Il Gruppo di Studio Nazionale sull’inquinamento indoor, attivato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), sta lavorando per fornire documenti tecnico-scientifici condivisi, al fine di consentire una omogeneità di azioni a livello nazionale, in attesa di una legge quadro per la qualità dell’aria indoor, che tenga conto delle indicazioni già elaborate dall’OMS.

Attuali aspetti di indirizzo sulla qualità dell’aria indoor. indicazioni tecniche in UE e linee guida dell’OMS

Una  prima  serie  di  indicazioni  tecniche  che  riguardano  gli  inquinanti  prioritari  da considerare, i livelli di concentrazione indoor e i modi per effettuare i campionamenti (metodologie di campionamento, di analisi e di valutazione) furono messi a punto dal gruppo di lavoro istituto alla fine degli anni ’80 del secolo scorso a livello europeo dall’Indoor Air Quality and its Impact on Man, nell’ambito dell’Azione Concertata-European Collaborative Action (ECA), attualmente Urban Air, Indoor Environment and Human Exposure.

Le attività  del gruppo di lavoro, hanno portato nel 2013, alla pubblicazione del Report n. 29: Harmonisation framework for health based evaluation of indoor emissions from construction products in the European Union using the EU-LCI.

Il gruppo ha in corso di pubblicazione un altro Report, il n. 30: Guidelines for Healt-based ventilation in Europe (HEALTH-VENT).

La problematica della qualità dell’aria indoor e in particolare la individuazione e valutazione delle sue implicazioni igienico-sanitarie è tematica da sempre presente nelle attività dell’OMS, che ha pubblicato le linee guida per la qualità dell’aria indoor.

Tali linee guida sono basate su valutazioni di rischio ritenuto accettabile alla luce della complessiva evidenza scientifica disponibile, forniscono dei livelli di concentrazione al di sotto dei quali l’esposizione per tutta la durata della vita, o per un determinato periodo di tempo, non costituiscono un rischio sanitario.

Le sostanze considerate sono benzene, biossido di azoto, idrocarburi policiclici aromatici (soprattutto benzo[a]pirene), naftalene, monossido di carbonio, radon, tricloroetilene e tetracloroetilene. Per gli inquinanti con azione cancerogena, in luogo di fornire linee guida, viene definito il rischio unitario (Unit Risk, UR) per la durata della vita, cioè il rischio associato ad un livello di concentrazione/esposizione unitario.

La pubblicazione di dette linee guida ha posto fine all’utilizzo nelle valutazioni del rischio, dei Valori Limite di Esposizione Professionale industriale (VLEP) o dei TLV proposti dall’ACGIH, ridotti di 1/10 o 1/100. È opportuno ricordare come tale orientamento era stato ribadito dall’OMS, già agli inizi degli anni ’80, nel documento “Indoor Air Pollutants: Exposure and Health Effects“, che riportava come risultasse inappropriato, l’utilizzo dei valori limiti di esposizione professionale industriale per gli ambienti indoor non industriali, e che per tali ambienti era necessario lo sviluppo di specifici riferimenti.

A conferma dell’impegno OMS su questa tematica, vanno ricordate le nuove linee guida “Indoor air quality guidelines for household fuel combustion” per la valutazione dei rischi associati agli inquinanti prodotti nelle diverse combustioni effettuati in ambienti indoor quali: cottura, riscaldamento, illuminazione, altri usi (es. utilizzo di incensi, ecc.); combustioni ampiamente utilizzate in sistemi che spesso si trovano in cattivo stato, con una ventilazione e una manutenzione inadeguata che contribuiscono ad una esposizione della popolazione che se pur piccola è spesso trascurata.

Inoltre, ai fini della valutazione del rischio è di particolare importanza considerare non solo il parametro valore guida/riferimento, ma anche altri elementi fondamentali come la vulnerabilità della popolazione e le condizioni di esposizione.

Di particolare importanza, è il lavoro svolto dagli organismi di normazione come l’International Organization for Standardization (ISO), e il Comitato Europeo di Normazione (CEN) che da tempo si sono impegnati nello sviluppo di specifiche metodiche standardizzate con cui effettuare le misurazioni negli ambienti indoor.

In particolare la norma “EN ISO 16000: Aria in ambienti confinati”, è costituita da più parti specifiche; in parte molte di queste sono state  recepite  in  Italia  dall’Ente  Italiano  di  Normazione (UNI).

L’adozione  di  tali  norme costituisce un ulteriore salto rispetto a quanto finora realizzato. L’utilizzo di metodiche ufficiali unificate e aggiornate può rappresentare un ulteriore passo avanti nelle attività di studio e nei controlli; questo anche in termini di possibilità di corretta comparazione tra i diversi dati sulla qualità dell’aria indoor prodotti a livello europeo sottolineando la necessità di una puntuale applicazione delle norme in particolare per la fase di campionamento (es. scelta del punto, altezza di prelievo, distanza da pareti, attività preliminari, ecc.) che rappresenta l’inizio del procedimento di controllo e quindi ne condiziona il risultato finale.

Il processo di sviluppo portato avanti dall’ISO è proseguito con la preparazione di ulteriori nuove parti della serie ISO 16000 e con ulteriori specifiche norme in corso di definizione (es. ISO 12219 Interior air of road vehicles):

  • ISO 16000. Part  33:  Determination  of  phthalates  with  gas  chromatography/mass spectrometry (GC/MS);
  • ISO 16000. Part 34: General strategies for the measurement of airborne particle;
  • ISO 16000. Part 35: Measurement of  polybrominated diphenylether, hexabromocyclododecane and hexabromobenzene;
  • ISO 16000. Part 36: Test method for the reduction rate of airborne bacteria by air purifiers using a test chamber;
  • ISO 16000. Part 37: Strategies for the measurement of PM2.5.
  • ISO 12219. Part 8: Handling and packaging of materials and components for emissions testing.

Parallelamente l’approfondimento delle conoscenze ha condizionato alcuni Paesi europei, in particolare la Germania, la Francia, il Portogallo, la Finlandia, l’Austria, il Belgio, i Paesi Bassi e il Regno Unito, che hanno istituito gruppi di lavoro multidisciplinari, con il compito specifico di elaborare valori guida, valori di riferimento, valori di azione per la qualità dell’aria negli ambienti indoor.

Detti valori sono stati supportati da alcuni studi che hanno messo in relazione le concentrazioni degli inquinanti rilevate in aria indoor con le valutazioni di assunzione da parte della popolazione. I lavori di tali gruppi risultano in continua evoluzione.

Diversi Paesi hanno inserito nelle loro normative valori guida limitatamente a formaldeide, benzene, monossido di carbonio, anidride carbonica, biossido di azoto, tricloroetilene, tetracloroetilene, PM10, PM2,5.

Mentre in altri Paesi, i valori elaborati vengono utilizzati dagli Organismi governativi di controllo  al  fine di  individuare/valutare le  sorgenti  presenti,  per  la  raccolta  di  specifiche informazioni da utilizzare per le necessarie soluzioni/mitigazioni, o per valutare e l’efficacia delle azioni adottate.

Tra i diversi Paesi UE, la Francia è stata tra le prime a rispondere mediante una serie di atti normativi integrati, ai crescenti problemi legati agli ambienti indoor; introducendo nella propria normativa, con il “Décret no 2011-1727 du 2 décembre 2011 relatif aux valeurs-guides pour l’air intérieur pour le formaldéhyde et le benzène, valori guida per formaldeide e benzene, con diverse date di entrata in vigore degli stessi, con una tempistica di attuazione per i nuovi valori scaglionata nel tempo.

Si fanno sempre più insistenti le  voci di un rinvio dell’obbligo di monitoraggio della qualità dell’aria negli asili nido e scuole materne, originariamente previsto per il 1° gennaio 2015.

Inoltre si sta valutando di eliminare le misurazioni periodiche della qualità dell’aria indoor per quelle istituzioni e/o comunità che attueranno una prevenzione specifica secondo le disposizioni che verranno stabilite in una guida di buone pratiche del Ministero dell’Ecologia.

Attualmente è in discussione una proposta di decreto relativo ai valori guida per il tetracloroetilene nell’aria indoor.

L’Agence Nationale de  Sécurité Sanitaire de  l’Alimentation, de  l’Environnement et  du Travail (ANSES) ha proseguito lo sviluppo di nuovi valori guida per inquinanti indoor con la pubblicazione del documento “Proposition de valeurs guides de qualité d’air intérieur per: chlorure de vinyle, acétaldéhyde, dioxyde d’azote, acroléine”.

Anche la Germania, nell’ultimo anno, ha elaborato specifici valori guida per una serie di sostanze chimiche potenzialmente presenti negli ambienti indoor;

in particolare per:

  • Acetaldehyde
  • Naphthalene
  • Methyl isobutyl ketone, 2-Ethylhexanol
  • Ethyleneglycolmonomethylether
  • Diethyleneglycolmethylether
  • Diethyleneglycoldimethylether Ethyleneglycolmonoethylether
  • Ethyleneglycolmonoethyletheracetate
  • Diethyleneglycolmonoethylether
  • Ethyleneglycolbutylether
  • Ethyleneglycolbutyletheracetate
  • Diethyleneglycolbutylether Ethyleneglycolhexylether
  • 2-Propyleneglycol-1-methlylether
  • Dipropyleneglycol-1-methylether
  • 2-Propyleneglycol-1-ethylether, 2-Propyleneglycol-1- tertbutylether

(www.umweltbundesamt.de)

Sempre la Francia a fine 2013, ha messo a punto una nuova proposta di Plan d’action sur la Qualitè de l’Air Intèrieur per il breve, medio e lungo termine. Tale proposta evidenzia che le azioni  sull’efficienza  energetica  degli  edifici  saranno  accompagnate  da  una  particolare vigilanza sulla qualità dell’aria interna.

Introduce tutta una serie di azioni quali per esempio:

  • La necessità di anticipare l’obbligo di monitoraggio della qualità dell’aria indoor negli ospedali e strutture sanitarie, originariamente prevista per il 2023.
  • L’obbligo di etichettatura dei prodotti utilizzati per la pulizia e per i deodoranti (incenso, candele, ecc.).
  • Il divieto di vendita di incensi che emettono più di 2 µg/m3 di benzene.
  • Azioni di miglioramento della qualità dell’aria indoor sui treni e sulle metropolitane.
  • Per i mobili e gli arredi presenti nelle scuole e asili, viene previsto un accordo volontario, che prevede l’assenza assoluta di alcune sostanze cancerogene, mutagene o tossiche.
  • Lo sviluppo di nuovi valori di riferimento indoor.
  • Sono presenti altri interventi che riguardano il miglioramento delle conoscenze sulla: presenza di nanomateriali negli ambienti  indoor, rafforzamento  delle   azioni   di formazione sugli operatori e sulla popolazione generale, valutazione dei risultati ottenuti e sull’attività di innovazione industriale.

Più recentemente il Portogallo con l’Ordinanza 353-A/2013 del 4 dicembre sulla qualità dell’aria di indoor e sui requisiti della ventilazione, ha implementato la normativa nazionale sulla qualità dell’aria indoor. Per la verifica dell’Ordinanza, sono stati stabiliti gli inquinanti chimici da misurare quali PM10  e PM2,5, COV totali, CO, CH2O e CO2, i rispettivi valori di riferimento, e il numero minimo di postazioni fisse di campionamento (3 postazioni in aree servite dal sistema di ventilazione e almeno 1 esterna vicina alla presa del sistema di ventilazione).

Inoltre nell’allegato II sono riportate le norme di riferimento (norme ISO 16000) da utilizzare per le attività di campionamento e analisi e la durata del campionamento.

Indirizzi e indicazioni tecniche in Italia sulla qualità dell’aria indoor

In Italia, già agli inizi degli anni ’90 del secolo scorso, veniva istituita presso il Ministero dell’Ambiente la Commissione Nazionale per l’Inquinamento degli Ambienti Confinati. Detta Commissione, raccomandava tutta una serie di interventi e proposte tra cui:

  • la formulazione di linee guida sui livelli di qualità dell’aria dei diversi inquinanti;
  • lo sviluppo di norme sulle fonti di inquinamento e di standard relativi a materiali e prodotti con limiti di emissione consentiti;
  • la predisposizione di azioni di rimedio.

Tali proposte rimasero a livello di studio e non ebbero seguito nella normativa nazionale. Attualmente per quanto riguarda la qualità dell’aria indoor, nella nostra legislazione non c’è uno specifico riferimento; è vero che sono si sono moltiplicate le iniziative ma queste messe insieme non fanno una politica globale e integrata in materia di qualità dell’aria indoor.

Va evidenziato che nelle Relazioni sullo Stato Sanitario del Paese, tra i determinanti della salute, viene riportata l’aria indoor. Tuttavia, come è stato già detto, non c’è stato uno sviluppo organico di specifici atti  legislativi.

L’accordo siglato nel 2001 tra Ministero della Salute, Regioni e Provincie autonome, concernente “Linee guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati” (Accordo 27 settembre 2001), costituisce un ulteriore passo avanti ma tuttavia ancora lontano dal fornire indicazioni su tempi, sulle procedure da utilizzare, e sui valori guida o standard da adottare, ecc.

In ogni caso, ha contribuito all’elaborazione di una serie di linee guida o procedure che hanno colmato nel complesso specifiche problematiche, quali:

  • linee guida per la predisposizioni di protocolli tecnici per la definizione predittiva sugli impianti di climatizzazione;
  • procedura operativa per la valutazione e gestione dei rischi correlati all’igiene degli impianti di trattamento ad aria;
  • linee di indirizzo per la prevenzione nelle scuole dei fattori di rischio indoor per allergie e asma.

A  livello  di  rapporti internazionali, risultano importanti le  adesioni e le collaborazioni dell’Italia, alle iniziative che riguardano le grandi sfide sui temi di ambiente e salute, come la sottoscrizione della Dichiarazione di Parma su Ambiente e Salute del 2010, o del Piano di Azione Europeo per l’Ambiente e la Salute dei Bambini (Children’s Environment and Health Action Plan for Europe, CEHAPE) che impegnano i Paesi a migliorare le condizioni negli ambienti di vita attraverso politiche adeguate.

Di particolare importanza, per l’elaborazione di documenti di riferimento, è l’attività dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che dal 2010 ha attivato il “Gruppo di Studio Nazionale sull’Inquinamento Indoor”. Questo Gruppo di studio ha già elaborato documenti di riferimento per le strategie di monitoraggio di:

composti organici volatili (COV) in ambiente indoor, inquinamento di origine biologica dell’aria in ambiente indoor, che  riportano  una  serie  indicazioni  su  come  operare  in  tali  ambienti,  sulle  operazioni preliminari,  sulla  scelta  dei  punti  nel  quale  effettuare  i  campionamenti, sulle  tecniche  di campionamento, e sulla conservazione e analisi dei campioni.

Sono in corso di pubblicazione i documenti relativi a:

  • strategia di monitoraggio per la determinazione della concentrazione di fibre d’amianto e fibre artificiali vetrose aerodisperse in ambiente indoor;
  • presenza di CO2  e H2S in ambienti indoor: attuali conoscenze e letteratura scientifica in materia. Il caso di studio di Cava dei Selci.

Inoltre, sono in preparazione i documenti relativi a:

  • materiale particellare PM10 e PM2,5, policlorodibenzodiossine (PCDD), policlorodibenzofurani (PCDF), policlorobifenili (PCB) idrocarburi policiclici aromatici (IPA), metalli e metalloidi;
  • parametri microclimatici e inquinanti indoor.

Ormai da alcuni decenni è cresciuta l’attenzione dei ricercatori e dei legislatori sul tema della qualità dell’aria  indoor,  per  i  problemi  sanitari  che  insorgono  a  causa  della  esposizione inalatoria della popolazione.

L’OMS per la Regione Europea ha elaborato linee guida per la qualità dell’aria indoor, che rappresentano un importante ed essenziale strumento di lavoro.

Vanno inoltre ricordate le linee guida Indoor air quality guidelines for household fuel combustion, che considerano le diverse problematiche legate alle diverse combustioni in ambienti indoor.

In alcuni Paesi UE, sono state elaborate delle normative o sono state messe a punto raccomandazioni sulla qualità dell’aria indoor, che se correttamente utilizzati, possono permettere una migliore valutazione dell’esposizione della popolazione generale e dei relativi rischi per la salute.

Pertanto seguendo la tendenza, ormai consolidata in più Paesi, appare opportuno incentivare lo sviluppo di valori guida, di valori di riferimento o di valori di azione specifici per poter meglio gestire situazioni particolarmente problematiche in tali ambienti.

Ultimamente anche l’UE ha assunto una serie di nuovi impegni sull’efficienza energetica e sulla  qualità delle  costruzioni;  a tale proposito nella “Relazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio: sostegno finanziario all’efficienza energetica negli edifici” si sottolinea che il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici comporta altresì importanti vantaggi collaterali, tra cui una maggior salubrità.

Particolarmente interessante è l’attività svolta dall’ISO e dal CEN, in quanto l’utilizzo di metodiche ufficiali unificate consentirà una migliore comparazione tra i diversi dati qualità dell’aria indoor prodotti a livello europeo. Le metodologie di rilevamento degli inquinanti indoor  possono ormai considerarsi  di uso corrente in diversi laboratori che effettuano rilevamenti ambientali.

Sul territorio nazionale non è presente una legislazione di riferimento, ma diverse Commissioni e gruppi di lavoro sono a lavoro. Tra questi quello attivato dall’ISS, che sta lavorando per fornire un concreto contributo tecnico per gli operatori del settore pubblico e privato impegnati nell’affrontare le  complessità del tema indoor, al fine di consentire una omogeneità di azioni a livello nazionale, i cui risultati potranno portare ad appropriate strategie di sanità pubblica mirate alla riduzione della esposizione negli ambienti indoor.

Gaetano SettimoDipartimento di Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria, Istituto Superiore di Sanità, Roma

Bibliografia

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Normativa Europea

  • Regolamento 6 marzo 2012, n. 206/2012/Ue. Regolamento recante modalità di applicazione della direttiva 2009/125/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio in merito alle specifiche per la progettazione ecocompatibile dei condizionatori d’aria e dei ventilatori.

Norme regionali impianti condizionamento aria

  • Liguria. Legge Regionale n.24 del 2 luglio 2002, “Disciplina per la costruzione, installazione, manutenzione e pulizia degli impianti aeraulici”.
  • Liguria. Decreto del presidente della giunta regionale n.8/reg. del 16 aprile 2003. Regolamento Regionale recante: “Regolamento di attuazione della  legge Regionale n.24  del 2 luglio 2002 (Disciplina per la costruzione, installazione, manutenzione e pulizia degli impianti aeraulici)“. Bollettino ufficiale  della  regione Liguria n.8.
  • Piemonte. “Raccomandazioni per la sorveglianza, la prevenzione e il controllo delle polmoniti da Legionella” (2008).
  • Emilia Romagna. Deliberazione della Giunta Regionale n.1115 del 21 luglio 2008. “Linee Guida per la sorveglianza e il controllo della legionellosi”.
  • Puglia. Legge Regionale n.45 del 23 dicembre 2008. “Norme in materia sanitaria”.
  • Decreto n. 1751 del 24 febbraio 2009. “Linee guida per la prevenzione e controllo della legionellosi”. Lombardia
  • Molise. Legge regionale n.15  del 13 luglio 2011. “Norme per la prevenzione della diffusione delle malattie infettive“. Bollettino ufficiale della regione Molise n. 19 del 16 Luglio 2011. 

Linee Guida Tecniche e articoli sulla Legionella