Normativa Bonifica Siti Inquinati

La normativa in materia di bonifica di siti inquinati, introdotta con l’art.17 del D.Lgs. n. 22 5 febbraio 1997 (Decreto Ronchi), successivamente completata e attuata dal DM 25 ottobre 1999, n° 471, è stata recentemente modificata dal D.Lgs. 152/2006, che ha abrogato l’art. 17 del “Ronchi”. Il DM 471/99 rimane in vigore in quanto non superato dalle nuove disposizioni.

Con il DM 471/99 sono stati definiti:

  1. i limiti di accettabilità della contaminazione dei suoli e delle acque sotterranee in relazione alla destinazione d’uso dei suoli (verde pubblico/uso industriale);
  2. le procedure di riferimento per il prelievo e l’analisi dei campioni;
  3. i criteri generali per la messa in sicurezza, bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati, nonché per la redazione dei relativi progetti.

Con il D.Lgs. 152/2006 sono state introdotte alcune importanti novità in termini di valori limite di riferimento e di procedure operative:

  1. CSC – Concentrazione soglia di contaminazione: i livelli di contaminazione delle matrici ambientali che costituiscono valori al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione del sito e l’analisi di rischio sito specifica. Le CSC sono riportate all’allegato 5 e corrispondono a quelle dell’ allegato 1 al DM 471/00 con qualche modifica.
  2. CSR – Concentrazione soglia di rischio: i livelli di contaminazioni delle matrici ambientali da determinare caso per caso con l’applicazione della procedura di analisi di rischio sito specifica il cui superamento richiede la messa in sicurezza e la bonifica. I livelli di concentrazione così definiti costituiscono quelli di accettabilità del sito.

 

Normativa Bonifica Siti Contaminati, Inquinamento, Acque

2016

  • Regolamento di esecuzione (UE) 2016/879 della Commissione, del 2 giugno 2016, che stabilisce, ai sensi del regolamento (UE) n. 517/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, modalità dettagliate relative alla dichiarazione di conformità al momento dell’immissione sul mercato di apparecchiature di refrigerazione e di condizionamento d’aria e di pompe di calore caricate con idrofluorocarburi nonché alle relative verifiche da parte di un organismo di controllo indipendente.
  • Decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 19 maggio 2016, n. 118. Regolamento recante aggiornamento dei valori limite di emissione in atmosfera per le emissioni di carbonio organico totale degli impianti alimentati a biogas, ai sensi dell’articolo 281, comma 5, del decreto legislativo n. 152 del 2006.
  • Direttiva (UE) 2016/802 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2016, relativa alla riduzione del tenore di zolfo di alcuni combustibili liquidi
  • Regolamento (UE) 2016/293 della Commissione, dal 1° marzo 2016, recante modifica del regolamento (CE) n. 850/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli inquinanti organici persistenti per quanto concerne l’allegato I.
  • Decreto Interministeriale del 25 Febbraio 2016, n. 5046. Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue di cui all’art. 113 del Decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, nonché per la produzione e l’utilizzazione agronomica del digestato di cui all’art. 52, comma 2-bis del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge 7 agosto 2012 n. 134.
  • Decreto legislativo 15 febbraio 2016, n. 28. Attuazione della direttiva 2013/51/EURATOM del Consiglio, del 22 ottobre 2013, che stabilisce requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano.

2015

2014

  • Decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 3 febbraio 2014. Modifica al decreto 25 febbraio 2011, recante definizione delle procedure per il riconoscimento di idoneità dei prodotti assorbenti e disperdenti da impiegare in mare per la bonifica dalla contaminazione da idrocarburi petroliferi.
  • Legge 6 febbraio 2014, n. 6. Conversione del Dl 136/2013 recante disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali. Istituzione del reato di combustione illecita di rifiuti.
  • Legge 21 febbraio 2014, n. 9. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, recante interventi urgenti di avvio del piano “Destinazione Italia”, per il contenimento delle tariffe elettriche e del gas, per la riduzione dei premi RC-auto, per l’internazionalizzazione, lo sviluppo e la digitalizzazione delle imprese, misure per la realizzazione di opere pubbliche ed Expo 2015.
  • Decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 48. Modifica al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, e successive modificazioni, in attuazione dell’articolo 30 della direttiva 2012/18/Ue sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose.
  • Decreto del Ministero dello sviluppo economico 7 agosto 2014. Attuazione dell’articolo 4, commi da 2 a 10 e 14, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, relativo all’istituzione di un credito d’imposta per le imprese sottoscrittrici di accordi di programma nei Siti inquinati di interesse nazionale.
  • Decreto-legge 11 novembre 2014, n. 165. Disposizioni urgenti di correzione a recenti norme in materia di bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati e misure finanziarie relative ad Enti territoriali.
  • Regolamento Commissione Ue 1342/2014/Ue del 17 dicembre 2014 recante modifica del regolamento (CE) n. 850/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli inquinanti organici persistenti per quanto riguarda gli allegati IV e V.

2013

  • Decreto Ministero Ambiente 11 gennaio 2013. Elenco dei siti che non sono più ricompresi tra i siti di bonifica di interesse nazionale – Attuazione articolo 36-bis del Dl 83/2012.
  • Deliberazione Albo nazionale gestori rifiuti 30 gennaio 2013, n. 1. Requisiti per l’iscrizione all’Albo nella categoria 9 – Bonifica dei siti – Modifiche e integrazioni alla deliberazione 5/2001.
  • Delibera Consiglio dei Ministri 11 marzo 2013. La nave “Costa Concordia” è un rifiuto. Autorizzazione del Commissario delegato per l’emergenza ambientale conseguente al naufragio a provvedere al trasporto a Piombino per lo smantellamento.
  • Decreto Ministero dello Sviluppo Economico 19 aprile 2013 . Contributi per i costi ambientali di ripristino dei luoghi a valere sul Fondo per la razionalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti e suo rifinanziamento.
  • Direttiva 12 giugno 2013, n. 2013/30/Ue. Direttiva sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi e che modifica la direttiva 2004/35/Ce.

2012

  • Direttiva Parlamento europeo e Consiglio Ue 2012/18/Ue. Controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose – Cd. “Seveso ter” – Abrogazione della direttiva 96/82/Ce.

2011

  • Decreto direttoriale Ministero Ambiente 25 febbraio 2011. Prodotti assorbenti e disperdenti da impiegare in mare per la bonifica idrocarburi petroliferi – Procedure per il riconoscimento di idoneità.

2010

  • Decreto Ministero Ambiente 4 agosto 2010. Operazioni di dragaggio nei siti di bonifica di interesse nazionale – Modifica del Decreto Ministero Ambiente 7 novembre 2008.
  • Dpcm 4 novembre 2010. Piano di pronto intervento nazionale per la difesa da inquinamenti da idrocarburi e di altre sostanze nocive causati da incidenti marini.

2009

  • Decreto direttoriale Ministero Ambiente 31 marzo 2009. Bonifica acque da idrocarburi – Impiegabilità prodotti assorbenti di origine naturale o sintetica.
  • Decreto direttoriale Ministero Ambiente 20 aprile 2009. Riconoscimento di idoneità all’uso in mare del prodotto disperdente denominato F-500.
  • Decreto direttoriale Ministero dell’Ambiente 21 aprile 2009. Riconoscimento di idoneità all’uso in mare del prodotto assorbente denominato “Cell.U.Sorb”.
  • Decreto Ministero Difesa 22 ottobre 2009. Gestione dei materiali e dei rifiuti e la bonifica dei siti e delle infrastrutture direttamente destinati alla difesa militare e alla sicurezza nazionale.
  • Decreto direttoriale Ministero Ambiente 30 ottobre 2009. Prodotti disperdenti ed assorbenti da impiegare in mare per la bonifica dalla contaminazione da idrocarburi petroliferi – Estensione periodo di validità dell’omologazione dei prodotti assorbenti E100, E200, E50, E22, E344, E344/s, E150, E348p.

2008

  • Decreto Ministero Ambiente 7 novembre 2008. Disciplina delle operazioni di dragaggio nei siti di bonifica di interesse nazionale – Articolo 1, comma 996, legge 27 dicembre 2006, n. 296.

2007

  • Dpcm 16 febbraio 2007. Linee guida per l’informazione alla popolazione sul rischio industriale.

2006

2005

2003

  • Direttiva Parlamento europeo e Consiglio Ue n. 2003/105/Ce. Controllo dei pericoli di incidenti rilevanti – Modifica della direttiva 96/82/Ce, cd. “Seveso bis”.

2001

  • Decreto Ministeriale del 9 maggio 2001. Requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante.
  • Decreto 18 settembre 2001, n.468. Regolamento recante: “Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale”. (Supplemento ordinario n. 10 alla Gazzetta Ufficiale 16 gennaio 2002 n. 13).

1999

  • Decreto Ministeriale 25 ottobre 1999, n.471. Regolamento recante criteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni e integrazioni.

Sintesi della legislazione europea sulla protezione del suolo

  • Strategia tematica per la protezione del suolo. (protezione del suolo contro l’erosione e l’inquinamento).
  • Strategia tematica per l’ambiente urbano. (scambio di esperienze e la diffusione delle informazioni ai livelli più appropriati al fine di garantire un’attuazione efficace della normativa e di favorire le migliori pratiche all’interno delle autorità locali).
  • Emissioni industriali. Vengono definiti gli obblighi che le attività industriali con un elevato potenziale di inquinamento sono tenute a rispettare. L’UE stabilisce una procedura di autorizzazione e fissa i requisiti soprattutto per quanto concerne gli scarichi. L’obiettivo è evitare o ridurre al minimo le emissioni inquinanti nell’atmosfera, nelle acque e nel suolo, nonché i rifiuti provenienti da impianti industriali e agricoli al fine di raggiungere un elevato livello di protezione dell’ambiente e della salute. Direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento).
  • Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (entro il 2013). Vengono definiti gli obblighi che le attività industriali e agricole ad elevato potenziale inquinante devono rispettare. Per queste attività viene istituita una procedura di autorizzazione e vengono fissate prescrizioni minime che devono figurare in ogni autorizzazione, in particolare per quanto riguarda le emissioni delle sostanze inquinanti. Si tratta di evitare o ridurre al minimo il rilascio di emissioni inquinanti nell’atmosfera, nelle acque e nel suolo, oltre ai rifiuti degli impianti industriali e delle imprese agricole per raggiungere un livello elevato di tutela dell’ambiente. Direttiva 2008/1/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 gennaio 2008, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento.
  • Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (POP). La convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (POP) fornisce il quadro, basato sul principio di precauzione, atto a garantire l’eliminazione, in condizioni di sicurezza, e la diminuzione della produzione e dell’uso di tali sostanze, nocive per la salute umana e per l’ambiente. La convenzione, attualmente incentrata su dodici POP prioritari, intende estendersi, in futuro, anche ad altre sostanze. Decisione 2006/507/CE del Consiglio, del 14 ottobre 2004, relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, della convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti.
  • Esportazione e stoccaggio del mercurio. L’Unione europea (UE) vieta qualsiasi esportazione del mercurio metallico e di alcuni composti e miscele di mercurio a partire dal 15 marzo 2011. Una volta entrato in vigore questo divieto, gli Stati membri dovranno garantire uno stoccaggio in sicurezza di questo metallo, utilizzato o prodotto nell’ambito di alcune attività industriali. Regolamento (CE) n. 1102/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2008, relativo al divieto di esportazione e allo stoccaggio in sicurezza del mercurio metallico.
  • Stoccaggio geologico del biossido di carbonio.  L’Unione europea (UE) istituisce un quadro giuridico per lo stoccaggio geologico ambientalmente sicuro del biossido di carbonio (CO2). Questo nuovo quadro mira a prevenire e, qualora ciò non sia possibile, eliminare il più possibile gli effetti negativi delle emissioni di CO2 e qualsiasi rischio per l’ambiente e la salute umana. Direttiva 2009/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, relativa allo stoccaggio geologico di biossido di carbonio e recante modifica della direttiva 85/337/CEE del Consiglio, delle direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 2000/60/CE, 2001/80/CE, 2004/35/CE, 2006/12/CE, 2008/1/CE e del regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio.
  • Discariche di rifiuti. L’Unione europea prevede severe prescrizioni tecniche per le discariche, al fine di prevenire e ridurre, per quanto possibile, le ripercussioni negative sull’ambiente, in particolare sulle acque superficiali e freatiche, sul suolo, sull’atmosfera e sulla salute umana. Direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti.

Normativa Valutazione Impatto Ambientale

D.P.C.M. n. 377  del 10 agosto 1988 (Regolamentazione delle pronunce di compatibilità ambientale di cui all’art. 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349, recante istituzione del Ministero dell’ambiente e norme in materia di danno ambientale) e s.m.i. Individuazione come oggetto della valutazione i progetti di massima delle opere sottoposte a VIA a livello nazionale.

Categorie di opere

  • raffinerie di petrolio greggio  (escluse  le imprese  che  producono  soltanto  lubrificanti  dal petrolio greggio), nonché impianti di gassificazione e di liquefazione di almeno 500 t al giorno di carbone o di scisti bituminosi;
  • centrali termiche ed altri impianti di combustione con potenza termica di almeno 300 MW, nonché centrali nucleari e altri reattori nucleari (esclusi gli impianti di ricerca per la produzione e la lavorazione delle materie fissili e fertili, la cui potenza massima non supera 1 KW di durata permanente termica);
  • impianti destinati esclusivamente  allo stoccaggio definitivo  o all’eliminazione  definitiva  dei residui radioattivi;
  • acciaierie integrate di prima fusione della ghisa e dell’acciaio;
  • impianti per l’estrazione di amianto, nonché per il trattamento e la trasformazione dell’amianto e dei prodotti contenenti amianto: per i prodotti di amianto- cemento, una produzione annua di oltre 20.000 t di prodotti finiti; per le guarnizioni da attrito, una produzione annua di oltre 50 t di prodotti finiti e, per gli altri impieghi dell’amianto, un’utilizzazione annua di oltre 200 t;
  • impianti chimici integrati, ossia impianti per la produzione su scala industriale, mediante processi di trasformazione  chimica  di sostanze,  in cui  si  trovano  affiancate  varie  unità  produttive  funzionalmente connesse tra di loro: per la fabbricazione di prodotti chimici organici di base; per la fabbricazione di prodotti chimici inorganici di base; per la fabbricazione di fertilizzanti a base di fosforo, azoto, potassio (fertilizzanti semplici o composti); per la fabbricazione di prodotti di base fitosanitari e di biocidi; per la fabbricazione di prodotti farmaceutici di base mediante procedimento chimico o biologico; per la fabbricazione di esplosivi;
  • tronchi ferroviari per il traffico a grande distanza nonché aeroporti con piste di atterraggio superiori a 1.500 m di lunghezza;
  • autostrade  e  strade  riservate  alla circolazione  automobilistica o tratti  di esse, accessibili solo attraverso svincoli o intersezioni controllate e sulle quali sono vietati tra l’altro l’arresto e la sosta  di autoveicoli;  strade  extraurbane,  o tratti  di esse,  a  quattro o  più  corsie  o  raddrizzamento  e/o allargamento di strade esistenti a due corsie al massimo per renderle a quattro o più corsie;
  • porti commerciali marittimi, nonché vie navigabili e porti per la navigazione  interna  accessibili  a battelli con stazza superiore a 1350 tonnellate;
  • impianti di eliminazione dei rifiuti tossici e nocivi mediante  incenerimento,  trattamento  chimico  o stoccaggio a terra;
  • impianti destinati a trattenere, regolare o accumulare le acque in modo durevole, di altezza superiore a 15 m o che determinano un volume  d’invaso  superiore  ad 1.000.000  mc, nonché  impianti  destinati  a trattenere, regolare o accumulare le acque a fini energetici in modo durevole, di altezza superiore a 10 m o che determinano un volume d’invaso superiore a 100.000 mc;
  • elettrodotti  aerei  esterni  per il trasporto  di energia  elettrica  con tensione  nominale  di esercizio superiore a 150 kV e con tracciato di lunghezza superiore a 15 km;
  • oleodotti e gasdotti di lunghezza superiore a 40 km e diametro superiore o uguale a 800 mm, esclusi quelli disciplinati dal decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 526;
  • stoccaggio  di prodotti  chimici,  petrolchimici  con  capacità  complessiva  superiore  a 80.000 mc; stoccaggio superficiale di gas naturali con una capacità complessiva superiore a 80.000 mc; stoccaggio di prodotti di gas di petrolio liquefatto con capacità complessiva superiore a 40.000 mc; stoccaggio di prodotti petroliferi liquidi di capacità complessiva superiore a 80.000 mc;
  • impianti termoelettrici con potenza elettrica complessiva superiore a 50 MW con esclusione di quelli con potenza termica fino a 300 MW di cui agli accordi di programma previsti dall’art. 22, comma 11, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22;
  • impianti per la produzione dell’energia idroelettrica con potenza di concessione superiore a 30 MW incluse le dighe ed invasi direttamente asserviti;
  • stoccaggio di prodotti combustibili solidi con capacità complessiva superiore a 150.000 t (3/b);
  • impianti di gassificazione e liquefazione;
  • impianti destinati: al ritrattamento di combustibili nucleari irradiati; alla produzione o all’arricchimento di combustibili nucleari; al trattamento  di combustibile  nucleare  irradiato  o residui  altamente  radioattivi; esclusivamente allo stoccaggio (previsto per più di dieci anni) di combustibile nucleare irradiato o residui radioattivi in un sito diverso da quello di produzione o l’arricchimento di combustibili nucleari irradiati, per la raccolta e il trattamento di residui radioattivi;
  • attività minerarie per la ricerca, la coltivazione ed il trattamento minerallurgico delle sostanze minerali di miniera ai sensi dell’art. 2, comma 2, del regio decreto 29 luglio 1927, n. 1443, e successive modifiche, ivi comprese le pertinenziali discariche di residui derivanti dalle medesime attività ed alle relative lavorazioni, i cui lavori interessino direttamente aree di superficie complessiva superiore a 20 ettari.

D.P.C.M. del 27 dicembre 1988 (Norme tecniche per la redazione degli studi di impatto ambientale e la formulazione del giudizio di compatibilità di cui all’art.6 L.8 luglio 1986, n. 349, adottate ai sensi dell’art.3 del D.P.C.M. 10 agosto 1988, n.377) e s.m.i. Norme  Tecniche  per  la  redazione  degli  Studi  di Impatto Ambientale e la formulazione del giudizio di compatibilità

Legge  11/02/94, n. 109 (Legge quadro in materia di lavori pubblici) e s.m.i. Definisce i tre livelli di progettazione caratterizzati da diverso approfondimento   tecnico:   Progetto   preliminare;   Progetto definitivo; Progetto esecutivo

D.P.R. 12 aprile 1996 (Atto di indirizzo e coordinamento per l’attuazione dell’art. 40, comma 1, della L. 22 febbraio 1994, n. 146, concernente disposizioni in materia di valutazione di impatto ambientale). Costituisce l’atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni, relativamente ai criteri per l’applicazione della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.

Legge 21 dicembre 2001, n. 443 (Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive e relativo decreto di attuazione Decreto Legislativo 20 agosto 2002, n. 190 (Attuazione della legge 21 dicembre 2001, n. 443, per la realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici e di interesse nazionale).
Individuazione della procedura di  VIA  speciale,  con un’apposita Commissione dedicata, che regola la progettazione, l’approvazione  dei  progetti  e  la  realizzazione  delle infrastrutture strategiche, descritte nell’elenco della delibera CIPE.

Delibera CIPE n. 57/2002. Integrazione dello Sviluppo Sostenibile nella Politica Economica.

D.Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006 (titolo I, parte seconda, articolo 4, comma 4 sub b). Procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS), per la  valutazione d’impatto ambientale (VIA) e per l’autorizzazione integrata ambientale (IPPC).

TITOLO II
Valutazione ambientale strategica – VAS
Capo I
Disposizioni comuni in materia di VAS

Art. 7 – Ambito d’applicazione

[1] Sono soggetti a valutazione ambientale strategica i piani e i programmi di cui al comma 2, nonché, qualora possano avere effetti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale, quelli di cui ai commi 3 e 4. Sono altresì sottoposte a valutazione ambientale strategica le modifiche di cui al comma 5.
[2] Fatta salva la disposizione di cui al comma 3, sono sottoposti a valutazione ambientale strategica:

a) i piani e i programmi che presentino entrambi i requisiti seguenti:

  1. concernano i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli;
  2. contengano  la   definizione  del  quadro  di  riferimento  per  l’approvazione,  l’autorizzazione,  l’area  di localizzazione o comunque la realizzazione di opere ed interventi i cui progetti sono sottoposti a valutazione di impatto ambientale in base alla normativa vigente;

b) i piani e i programmi concernenti i siti designati come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica.

[3] Sono altresì sottoposti a valutazione ambientale strategica i piani e i programmi, diversi da quelli di cui al comma 2, contenenti la definizione del quadro di riferimento per l’approvazione, l’autorizzazione, l’area di localizzazione o comunque la realizzazione di opere ed interventi i cui progetti, pur non essendo sottoposti a valutazione di impatto ambientale in  base alle  presenti norme, possono tuttavia  avere effetti  significativi sull’ambiente e  sul patrimonio culturale, a giudizio della sottocommissione competente per la valutazione ambientale strategica.

[4] I piani e i programmi di cui al comma 2 che determinano l’uso di piccole aree a livello locale e le modifiche dei piani e programmi di cui ai commi 2 e 3 che siano già stati approvati sono sottoposti a valutazione ambientale strategica solo se possono avere effetti significativi sull’ambiente.

[5] Ai fini dell’applicazione dei commi 3 e 4, l’autorità competente all’approvazione del piano o del programma deve preliminarmente verificare se lo specifico piano o programma oggetto di approvazione possa avere effetti significativi sull’ambiente secondo i criteri di cui all’Allegato II alla parte seconda del presente decreto. Analoga verifica deve essere eseguita quando si tratti di approvare una modifica di un piano o programma già approvato.

[6]   Nell’esame dei singoli casi e nella specificazione dei tipi di piani e di programmi di cui al comma 2 devono essere consultate le altre autorità che, per le loro specifiche competenze ambientali, possono essere interessate agli effetti sull’ambiente dovuti all’applicazione del piano o del programma oggetto d’esame. Per i piani ed i programmi la cui approvazione compete ad organi dello Stato deve comunque essere acquisito il parere della Commissione di cui all’art. 6.

[7] Le  conclusioni adottate  ai  sensi  dei  commi  5  e  6,  comprese le  motivazioni del  mancato  esperimento della valutazione ambientale strategica, debbono essere messe a disposizione del pubblico.

[8] Sono comunque esclusi dal campo di applicazione delle norme di cui alla parte seconda del presente decreto:

a) i piani e i programmi destinati esclusivamente a scopi di difesa nazionale caratterizzati da somma urgenza o coperti dal segreto di Stato;
b) i piani e i programmi finanziari o di bilancio;
c) i piani e i programmi relativi agli interventi di telefonia mobile soggetti alle disposizioni di cui all’art. 87 del D.Lgs. 01/08/2003, n. 259.

Art. 8 – Integrazione della valutazione ambientale nei procedimenti di pianificazione

[1] La valutazione ambientale strategica deve essere effettuata durante la fase preparatoria del piano o del programma ed anteriormente alla sua approvazione in sede legislativa o amministrativa.

[2] Le procedure amministrative previste dal presente titolo sono integrate nelle procedure ordinarie in vigore per l’adozione ed approvazione dei piani e dei programmi.

[3] Nel caso di piani e programmi gerarchicamente ordinati, le autorità competenti all’approvazione dei singoli piani o programmi tengono conto, al fine di evitare duplicazioni del giudizio, delle valutazioni già effettuate ai fini dell’approvazione del piano sovraordinato e di quelle da effettuarsi per l’approvazione dei piani sottordinati.

Art. 9 – Rapporto ambientale

[1] Per i piani e i programmi sottoposti a valutazione ambientale strategica deve essere redatto, prima ed ai fini dell’approvazione, un  rapporto ambientale, che  costituisce parte  integrante della  documentazione del  piano o  del programma proposto o adottato e da approvarsi.

[2] Nel rapporto ambientale debbono essere individuati, descritti e valutati gli effetti significativi che l’attuazione del piano  o  del  programma proposto potrebbe avere  sull’ambiente e  sul  patrimonio culturale, nonché le  ragionevoli alternative che possono adottarsi in considerazione degli obiettivi e dell’ambito territoriale del piano o del programma stesso. L’Allegato I alla parte seconda del presente decreto riporta le informazioni da fornire a tale scopo nei limiti in cui possono essere ragionevolmente richieste, tenuto conto del livello delle conoscenze e dei metodi di valutazione correnti, dei contenuti e del livello di dettaglio del piano o del programma e, nei casi di processi di pianificazione a più livelli, tenuto conto che taluni aspetti sono più adeguatamente valutati in altre successive fasi di detto iter.

[3] Per redigere il rapporto ambientale possono essere utilizzate le informazioni di cui all’Allegato I alla parte seconda del presente decreto, concernenti gli effetti ambientali del piano e del programma oggetto di valutazione, che siano comunque disponibili e anche qualora siano state ottenute nell’ambito di altri livelli decisionali o altrimenti acquisite in attuazione di altre disposizioni normative.

[4] Il proponente ha la facoltà di attivare una fase preliminare allo scopo di definire, in contraddittorio con l’autorità competente, le informazioni che devono essere fornite nel rapporto ambientale.

[5] Le  altre  autorità  che,  per  le  loro  specifiche  competenze  ambientali,  possono  essere  interessate  agli  effetti sull’ambiente dovuti all’applicazione del piano o del programma oggetto d’esame devono essere consultate al momento della decisione sulla portata delle informazioni da includere nel rapporto ambientale e sul loro livello di dettaglio.

[6] Al rapporto ambientale deve essere allegata una sintesi non tecnica dei contenuti del piano o programma proposto e degli altri dati ed informazioni contenuti nel rapporto stesso.

Capo I
Disposizioni comuni in materia di VIA

Art. 23 – Ambito di applicazione

[1] Sono assoggettati alla procedura di valutazione di impatto ambientale:

a) i progetti di cui all’elenco A dell’Allegato III alla parte seconda presente decreto, ovunque ubicati;
b) i  progetti  di  cui  all’elenco  B  dell’Allegato III  alla  parte  seconda  del  presente  decreto  che  ricadano,  anche parzialmente, all’interno di aree naturali protette come definite dalla Legge 06/12/1991, n. 394;
c) i progetti elencati di cui all’elenco B dell’Allegato III alla parte seconda del presente decreto che non ricadano in aree naturali protette, ma che, sulla base degli elementi indicati nell’Allegato IV alla parte seconda del presente decreto, a  giudizio dell’autorità competente richiedano ugualmente lo svolgimento della procedura di valutazione d’impatto ambientale;
d) i  progetti di  specifiche opere o  interventi per  i  quali la  procedura di  valutazione di  impatto ambientale  sia espressamente prescritta dalle leggi speciali di settore che disciplinano dette opere o interventi.

[2] Per i progetti di opere o di interventi di cui al comma 1, lettera a), ricadenti all’interno di aree naturali protette, le soglie dimensionali, ove previste, sono ridotte del 50%.

[3] La medesima procedura si applica anche agli interventi su opere già esistenti, non rientranti nelle categorie del comma 1, qualora da tali interventi derivi un’opera che rientra nelle categorie stesse. Si applica altresì alle modifiche sostanziali di opere ed interventi rientranti nelle categorie di cui al comma 1, lettere a) e b).

[4] Possono essere esclusi dal campo di applicazione del presente titolo i progetti di seguito elencati che, a giudizio dell’autorità competente, non richiedano lo svolgimento della procedura di valutazione di impatto ambientale:

a) i progetti relativi ad opere ed interventi destinati esclusivamente a scopi di difesa nazionale;
b) i progetti relativi ad opere ed interventi destinati esclusivamente a scopi di protezione civile, oppure disposti in situazioni di necessità e d’urgenza a scopi di salvaguardia dell’incolumità delle persone da un pericolo imminente o a seguito di calamità;
c) i  progetti  relativi  ad  opere  di  carattere  temporaneo,  ivi  comprese  quelle  necessarie  esclusivamente  ai  fini dell’esecuzione di interventi di bonifica autorizzati.

[5] Per i progetti di cui ai commi 1, lettera c), e 4, lettere a), b) e c), si applica la procedura di verifica di cui all’art. 32. Nel  corso  di  tale  procedura  di  verifica,  per  i  progetti  di  cui  al  comma  4  l’autorità  competente  comunica  alla Commissione europea, prima del rilascio dell’eventuale esenzione, i motivi che giustificano tale esenzione ai sensi dell’art. 2, comma 3, lettera c), della direttiva 85/337/CEE.

[6] Ai fini dell’applicazione dell’art. 4 del D.Lgs. 17/01/2005, n. 13, per i progetti aeroportuali assoggettati alla procedura di valutazione di impatto ambientale ai sensi della parte seconda del presente decreto tale procedura tiene conto delle prescrizioni definite nell’allegato 2 del medesimo D.Lgs. 17/01/2005, n. 13.

[7] Nel caso di opere ed interventi di somma urgenza destinati esclusivamente alla difesa nazionale di cui al comma 4, lettera a), il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio dispone, su proposta del Ministro della difesa, l’esenzione da ogni verifica di compatibilità ambientale soltanto per i progetti relativi a lavori coperti da segreto di Stato.

Art. 24 – Finalità della VIA

[1] La procedura di valutazione di impatto ambientale deve assicurare che:

a) nei processi di formazione delle decisioni relative alla realizzazione di progetti individuati negli Allegati alla parte seconda del presente decreto siano considerati gli obiettivi di proteggere la salute e di migliorare la qualità della vita umana, al fine di contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento della varietà delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell’ecosistema in quanto risorsa essenziale di vita, nonché gli obiettivi di garantire l’uso plurimo delle risorse naturali, dei beni pubblici destinati alla fruizione collettiva, e di assicurare lo sviluppo sostenibile;
b) per ciascun progetto siano valutati gli effetti diretti ed indiretti della sua realizzazione sull’uomo, sulla fauna, sulla flora, sul suolo, sulle acque di superficie e sotterranee, sull’aria, sul clima, sul paesaggio e sull’interazione tra detti fattori, sui beni materiali e sul patrimonio culturale ed ambientale;
c) per ciascun progetto siano esplicitate le principali ragioni della scelta fra le alternative proposte dal committente;
d) in ogni fase della procedura siano garantiti lo scambio di informazioni e la consultazione tra il soggetto proponente e l’autorità competente;
e) siano garantite l’informazione e la partecipazione del pubblico al procedimento;
f) siano  conseguite  la  semplificazione,  la  razionalizzazione ed  il  coordinamento  delle  valutazioni  e  degli  atti autorizzativi in materia ambientale.

Art. 25 – Competenze e procedure

[2] La valutazione di impatto ambientale compete:

a) per i progetti di opere ed interventi sottoposti ad autorizzazione statale e per quelli aventi impatto ambientale interregionale o internazionale, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali, secondo le disposizioni di cui al presente capo I ed al capo II;
b) negli altri casi, all’autorità individuata dalla regione o dalla provincia autonoma con propria legge, tenuto conto delle attribuzioni della competenza al rilascio dell’autorizzazione alla realizzazione delle varie opere ed interventi e secondo le procedure dalla stessa stabilite sulla base dei criteri direttivi di cui al capo III del presente titolo, ferme restando le disposizioni comuni di cui al presente capo I.

Decreto Legislativo 16 gennaio 2008, n. 4. Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale.

D.Lgs. 29 giugno 2010, n. 128. Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, a norma dell’articolo 12 della legge 18 giugno 2009, n. 69.
Recepimento della Direttiva 2008/1/Ce del 15 gennaio 2008 sull’IPPC e l’AIA.

Legge 24 dicembre 2012, n. 231 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, recante disposizioni urgenti a tutela della salute, dell’ambiente e dei livelli di occupazione, in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale.
Definisce la centralità della Valutazione del Danno Sanitario e la metodologia da seguire per quanto riguarda l’Autorizzazione Integrata Ambientale negli stabilimenti di interesse strategico nazionale di dimensioni rilevanti.

D.Lgs. 4 marzo 2014. Attuazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali  (prevenzione  e  riduzione  integrate dell’inquinamento).

D.L. 133/2014 (“Sblocca Italia”) novità su servizio idrico integrato, VIA e bonifica siti inquinati. La modifica al D.Lgs 152/2006 è stata inserita nel comma 5 bis in cui si richiede lo svolgimento, nell’ambito della Valutazione di Impatto Ambientale, di una Valutazione di Impatto Sanitario (VIS), in conformità a linee guida definite dall’Istituto Superiore di Sanità, per i progetti riguardanti: le raffinerie di petrolio greggio; gli impianti di gassificazione e di liquefazione di almeno 500 tonnellate al giorno di carbone o di scisti bituminosi; i terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto; le centrali termiche ed altri impianti di combustione con potenza termica superiore a 300 MW.

 

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