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La valutazione dello stato di conservazione dei Materiali Contenenti Amianto (MCA) costituisce un passaggio fondamentale per la gestione del rischio associato alla loro presenza negli edifici. Tale valutazione consente di individuare le condizioni che possono favorire il deterioramento dei materiali e l’eventuale rilascio di fibre di amianto nell’ambiente, fornendo elementi utili per definire le misure di prevenzione e le priorità di intervento.

I metodi di valutazione si basano generalmente sull’analisi di due principali categorie di fattori:

  1. Fattori di danno: descrivono le condizioni fisiche del materiale e gli elementi che possono contribuire al suo deterioramento. Tengono conto del danno fisico, della vicinanza a manufatti soggetti a manutenzione, il tipo di materiale, potenzialità di contatto, quantità di amianto contenuto.
  2. Fattori di esposizione: riguardano le caratteristiche dell’ambiente in cui si trova il MCA e le condizioni che possono favorire la dispersione delle fibre e la loro inalazione da parte degli occupanti. Tengono conto della friabilità, dell’estensione della superficie di MCA, delle pareti (se sono in grado di trattenere le fibre), della ventilazione e dei movimenti dell’aria, delle attività svolte negli ambienti dove sono presenti MCA, dei pavimenti (se sono in grado di trattenere le fibre), di altre barriere (controsoffitti, incapsulanti, etc) e della durata di esposizione delle persone. 

La priorità dell’intervento e le misure preventive dipendono, dunque, dall’esito della valutazione dello stato di conservazione e del potenziale rischio di rilascio delle fibre. In funzione delle condizioni riscontrate, possono essere previsti interventi differenti: monitoraggio periodico, rimozione programmata, rimozione alla prima occasione utile oppure immediata.
Il grado di deterioramento rappresenta quindi un elemento rilevante nella determinazione della pericolosità potenziale del manufatto. Una gestione corretta dei MCA richiede che la valutazione dello stato fisico sia integrata con l’analisi del contesto di esposizione e con l’individuazione delle condizioni che potrebbero favorire la dispersione delle fibre. 

 

Le principali cause di degrado dei MCA

L’individuazione delle cause di deterioramento è essenziale per comprendere l’evoluzione dello stato di conservazione dei MCA e prevenire situazioni che possano determinare un incremento del rischio. I principali fattori di degrado possono essere ricondotti a 4 categorie: naturali, antropici, chimici e biologici. 

1. Fattori naturali: sono causati dagli agenti atmosferici e dunque modificano lo stato fisico della matrice. Questi fattori riguardano i materiali che si trovano nelle parti esterne degli edifici e sono:
– Le piogge acide;
– Il gelo e disgelo;
– L’azione meccanica degli agenti atmosferici.

2. Fattori di origine antropica: si tratta di interventi diretti sul materiale e le alterazioni del contesto in cui si trova che possono accelerare la liberazione eventuale di fibre. Nello specifico:
– Vibrazioni dell’edificio;
– Interventi di manutenzione e pulizia;
– Urti e danneggiamenti accidentali.

3. Fattori di degrado chimico: agiscono sulla matrice dei MCA alterandone lo stato chimico, come:
– Inquinamento atmosferico;
– Ambienti aggressivi;

4. Fattori di degrado biologico: agiscono sulle superfici dei materiali esposti agli agenti esterni, come:
– La colonizzazione da parte di organismi. 

 

Descrizione dei fattori di degrado - materiali contenenti amianto

Oltre ai fenomeni ordinari, occorre considerare i danni provocati da eventi naturali o antropici di particolare intensità quali terremoti, frane, alluvioni, grandinate, incendi, esplosioni ecc. La presenza di MCA in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti. Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso è improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. Se invece il materiale viene danneggiato per interventi di manutenzione o vandalismo si può verificare un rilascio di fibre che costituisce un rischio potenziale. Il rischio potenziale è legato unicamente alla possibilità del rilascio o dispersione di fibre di amianto all’interno di un edificio (sorgenti delle fibre) che potrebbero essere inalate dagli occupanti dei locali. 

 

L’ispezione visiva

L’ispezione visiva rappresenta uno strumento essenziale per verificare lo stato di conservazione dei MCA. Assume particolare importanza quando si verificano eventi eccezionali, danneggiamenti o altre situazioni che potrebbero aver compromesso l’integrità del manufatto. L’ispezione deve essere condotta da personale competente, attraverso l’osservazione delle caratteristiche del materiale e la rilevazione di eventuali segni di deterioramento. Si analizza:

  1. L’integrità del materiale; 
  2. La compattezza del materiale;
  3. La friabilità al tatto;
  4. Affioramento delle fibre in superficie;
  5. Presenza di accumuli di polvere e vegetazione, muffe o licheni;
  6. Stato degli strati di incapsulante. 

Questi criteri rimangono sotto un’influenza soggettiva di chi esegue l’ispezione. Determinante è l’esperienza del RRA e la sua conoscenza dei Materiali Contenenti Amianto e delle loro specifiche modalità di alterazione. 

 

Gli algoritmi e gli indici di degrado

La valutazione del potenziale rischio di rilascio di fibre può essere supportata da algoritmi e modelli matematici che consentono di organizzare le informazioni raccolte durante l’ispezione e di ricavare indicazioni sulle priorità di intervento. Questi strumenti permettono di attribuire punteggi a determinati parametri e di classificare le condizioni del materiale secondo criteri predefiniti. Il loro utilizzo contribuisce a rendere le valutazioni più omogenee e confrontabili, riducendo la soggettività. Le indicazioni che vengono fornite da questi algoritmi possono essere una soluzione accettabile, se sono utilizzati di supporto a una valutazione visiva attenta ed esperta. 

Questi modelli nascono col fine di standardizzare le ispezioni su tutto il territorio regionale e per omogeneizzare le decisioni da prendere da parte dei gestori del MCA definendo le strategie per la gestione di tali materiali fino alla loro eliminazione. Nel tempo molte regioni hanno adottato i propri modelli matematici e ogni organo di vigilanza richiede al gestore che la valutazione sia fatta con l’algoritmo in vigore nel proprio piano regionale. Tra i modelli matematici utilizzati si distinguono quelli multidimensionali a punteggio che valutano prevalentemente il solo stato di degrado della copertura, tramite il calcolo di un Indice di Degrado, e quelli bidimensionali che introducono anche una valutazione del contesto. 

 

La UNI/PdR 152.1

Si tratta di una prassi di riferimento pubblicata dall’UNI che definisce i parametri tecnici che permettono la valutazione del potenziale degrado delle coperture e dei tamponamenti in lastre di cemento amianto o la loro attitudine al rilascio di fibre al fine di definire le azioni da intraprendere (monitoraggio o bonifica).
La valutazione si basa su un modello bidimensionale e poggia sull’ispezione di dettaglio del manufatto svolta da un operatore qualificato. Determinante è, quindi, la valutazione dei parametri condotta da un soggetto che possieda titoli quali:

  • Addetto al censimento dei Materiali Contenenti Amianto, come definito dalla UNI 11903:2023;
  • RRA, il Responsabile del Rischio Amianto;
  • Addetto di livello gestionale alle attività di bonifica di edifici, impianti, strutture, coibentati con amianto. 

Dopo l’accertamento di presenza di amianto negli elementi costituenti la copertura o il tamponamento, il soggetto incaricato procede alla rilevazione dei parametri necessari alla definizione dello stato di conservazione. I parametri possono essere suddivisi in due gruppi principali: 

  • Parametri descrittivi del manufatto, relativi alla sue caratteristiche fisiche, alle condizioni di integrità e ai fenomeni di deterioramento;
  • Parametri relativi al contesto, riguardanti l’ubicazione, le condizioni ambientali e gli elementi che possono influenzare il potenziale di esposizione. 

Per ciascun parametro sono definiti dei punteggi in maniera da limitare la soggettività del soggetto incaricato. 

 

Evoluzione dei principali algoritmi di valutazione

I primi sistemi di valutazione matematica dello stato di conservazione dei MCA si sono sviluppati negli Stati Uniti a partire dall’inizio degli anni ‘80 negli Stati Uniti. Tra i metodi storicamente utilizzati si ricordano: 

  1. Indice Ferris: è stato sviluppato per i materiali contenenti amianto friabile, in particolare nelle scuole;
  2. Indice EPA: anch’esso utilizzato per i friabili ma non solo. Il suo utilizzo era anche per MCA che rivestono superfici o rivestimenti di caldaie; 
  3. Indice tedesco di tipo monodimensionale.

Si tratta, tuttavia, di algoritmi che sono stati abbandonati o modificati rispetto alla loro versione iniziale in quanto ritenuti troppo soggettivi. 

Tra i metodi matematici, l’algoritmo Versar è quello più utilizzato per valutare lo stato di conservazione dei MCA friabili presenti all’interno degli edifici. Si tratta di un algoritmo introdotto nel 1987 ed è un modello bidimensionale che valuta separatamente gli indicatori delle condizioni del materiale e dell’esposizione degli individui. L’indice Versar è un modello applicabile anche ai materiali contenenti amianto compatti presenti in ambienti chiusi. La coppia di valori ottenuta individua un punto in un grafico suddiviso in sei zone che rappresentano differenti condizioni di rischio. Le zone di intervento sono:

  • Zona 1: Rimozione immediata. 
  • Zona 2: Rimozione quanto prima possibile. La rimozione può essere rimandata alla prima occasione utile ma senza aspettare l’occasione di un intervento di ristrutturazione o di manutenzione straordinaria dello stabile. 
  • Zona 3: Rimozione programmata. La rimozione può essere affrontata nell’ambito dei programmi di manutenzione e ristrutturazione dell’edificio. 
  • Zona 4: Riparazione. Le aree danneggiate dovrebbero essere sistemate con interventi limitati di confinamento o incapsulamento. 
  • Zona 5: Monitoraggio e controllo periodico. Controllo periodico delle aree al fine di assicurare che non si verifichino danni ulteriori. 
  • Zona 6: Nessuna azione immediata. Rilascio di fibre improbabile. Non occorre attuare alcun intervento.

Un altro sistema utilizzato è l’algoritmo Amleto, creato nel 2013. Si tratta di uno strumento basato sul modello bidimensionale che ha lo scopo di supportare l’analisi dello stato di conservazione dei manufatti in cemento-amianto esposti e del contesto in cui sono collocati. Mira a fornire indicazioni operative per la gestione delle coperture e degli altri manufatti in cemento-amianto a vista, considerando le condizioni fisiche del materiale, gli elementi ambientali e insediativi che possono influenzare il potenziale di esposizione. Definisce un punto su un grafico detto “Grado di Urgenza della bonifica”. La coppia di valori così ottenuta individua un punto sul piano del grafico che cade in una delle quattro zone in cui è diviso il grafico stesso e a cui corrispondono le azioni da intraprendere.

  • Zona A: monitoraggio e controllo periodico (1 volta l’anno);
  • Zona B: Rimozione da programmare (entro 3 anni). Le aree danneggiate dovranno essere sistemate in maniera limitata, controllo periodico delle aree al fine di evitare ulteriori danni (1 volta l’anno);
  • Zona C: Il manufatto è da rimuovere in maniera celere. La rimozione può essere rimandata alla prima occasione utile ma non protratta nel tempo (entro 1 anno); 
  • Zona D: Rimozione immediata (entro 6 mesi). 

 

La Regione Emilia-Romagna promuove uno specifico sistema di valutazione del rischio. Il quadro operativo della Regione si divide principalmente in due filoni a seconda della tipologia di manufatto. Nel caso di materiali compatti l’Emilia-Romagna ha formalizzato l’utilizzo di un Algoritmo a Punteggio: analizza specifici parametri visivi (come la friabilità superficiale, l’affioramento delle fibre, crescita di muschi e licheni), incrociati con fattori di contesto. Il punteggio finale classifica il manufatto in tre aree di rischio:

  • Stato discreto (da 5 a 10 punti): Monitoraggio e controllo periodico; 
  • Stato scadente (da 11 a 20 punti): Obbligo di bonifica entro 3 anni (o 1 anno se si tratta di vicinanza a luoghi sensibili come le scuole);
  • Stato pessimo (da 21 a 27 punti): Obbligo di rimozione urgente (entro 6-18 mesi).

In collaborazione con il Centro Regionale Amianto ARPA Emilia-Romagna insieme a Toscana e Lazio viene utilizzato anche l’Algoritmo Amleto.  Per i materiali friabili indoor e coibentazioni, la normativa fa riferimento agli standard tecnici nazionali e internazionali validati e descritti nelle pubblicazioni INAIL e ARPAE. In particolare viene utilizzata la matrice Versar che identifica l’area di urgenza dell’intervento di bonifica.  Per i MCA friabili e per coibentazioni, guarnizioni, pavimenti in vinil-amianto, la Regione rimanda ai criteri generali stabiliti dal D.M. 06/09/1994 integrati al proprio Piano Regionale Amianto. 

 

Fonte:
INAIL – Gestione del rischio amianto negli edifici: ruoli e indicazioni operative 2026

 

FAQ

1. Come si valuta il rischio amianto?

La valutazione del rischio amianto si effettua analizzando lo stato di conservazione dei materiali contenenti amianto (MCA) e misurando l’eventuale presenza di fibre aerodisperse. L’analisi può essere supportata da algoritmi e indici di degrado, insieme a un’ispezione visiva effettuata da personale qualificato.

2. Quali sono i fattori che determinano il degrado dell’amianto?

I fattori di degrado possono essere suddivisi in quattro categorie principali: naturali, antropici, chimici e biologici. Tra questi rientrano l’azione degli agenti atmosferici, le vibrazioni, gli interventi di manutenzione, gli urti accidentali, etc. 

3. Quali strumenti possono essere usati per la valutazione del rischio?

Gli strumenti e i metodi principali utilizzati per la valutazione del rischio comprendono matrici di rischio, elenchi di controllo e software dedicati.

4. Come si valuta l’indice di degrado dell’amianto?

L’indice di degrado è un valore numerico che misura lo stato di conservazione delle coperture e dei manufatti in cemento-amianto. Sono strumenti per effettuare la verifica del rischio.

5. A cosa servono gli algoritmi di degrado dell’amianto?

Gli algoritmi consentono di supportare la valutazione dello stato di conservazione dei MCA attraverso criteri oggettivi e standardizzati. Il loro risultato deve essere interpretato insieme a un’ispezione visiva attenta e qualificata, in modo tale da definire le strategie di gestione e le eventuali priorità di intervento. 

6. Quando è necessaria l'ispezione visiva dei materiali contenenti amianto?

L’ispezione visiva è necessaria in particolare quando si verifica un’emergenza o un evento che potrebbe aver peggiorato le condizioni del manufatto, come urti, incendi, eventi atmosferici e così via. Questa verifica visiva permette di valutare l’integrità e lo stato di conservazione del materiale.

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