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La presenza di Materiali Contenenti Amianto rappresenta ancora oggi una problematica rilevante per numerosi edifici, impianti e infrastrutture presenti sul territorio italiano. Sebbene l’impiego dell’amianto sia stato vietato in Italia da oltre trent’anni, i materiali installati prima del divieto possono essere ancora presenti e devono essere gestiti in modo adeguato.

La bonifica può essere effettuata attraverso tre principali tecniche:

  • Incapsulamento
  • Confinamento 
  • Rimozione

La scelta delle tecniche da eseguire segue obbligatoriamente la fase di mappatura e valutazione del rischio amianto. Dopo aver effettuato il sopralluogo è possibile ipotizzare gli scenari possibili di evoluzione del rischio in relazione alle attività svolte, alla presenza di persone e alle potenziali interferenze con i MCA.

Durante questa fase viene valutato: friabilità e stato di conservazione, la facilità di contatto con i MCA per assenza di rivestimenti, suscettibilità a danneggiamenti accidentali, possibilità di manomissioni, esposizione ad agenti atmosferici, ventilazione o altri fattori che possono favorire la diffusione di fibre, frequenza di interventi di manutenzione. Dunque in base allo stato del manufatto, si decide quale delle tecniche sia più opportuno utilizzare (per approfondire consulta il nostro articolo sulla Mappatura, Censimento e Rischio Amianto). 

Intervento di rimozione amianto-Romana Ambiente SRL

 

Definizione e funzionamento della rimozione

La rimozione amianto è una tecnica di bonifica che prevede lo smaltimento dell’amianto in discariche autorizzate. A differenza dell’incapsulamento e del confinamento, che mantengono il materiale in opera e ne riducono il rischio di esposizione, la rimozione permette di eliminare definitivamente il manufatto contenente amianto dall’edificio o dall’area interessata. L’intervento deve essere eseguito adottando specifiche misure di sicurezza per limitare la dispersione delle fibre nell’ambiente e proteggere gli operatori e le persone presenti nelle aree circostanti.

I Materiali Contenenti Amianto possono presentare caratteristiche differenti. Il materiale friabile può essere ridotto in polvere con una semplice pressione manuale, mentre il materiale compatto presenta una matrice più resistente e può essere ridotto in polvere soltanto attraverso l’impiego di attrezzi meccanici.

La distinzione è importante perché il rischio di rilascio delle fibre dipende anche dalla tipologia e dalle condizioni del materiale. I materiali friabili tendono a rilasciare più facilmente fibre nell’aria, soprattutto se deteriorati o sottoposti a lavorazioni. Anche i materiali compatti, tuttavia, possono rappresentare un rischio se danneggiati, degradati o sottoposti a interventi che ne alterano la superficie. 

La rimozione può essere valutata quando il materiale contenente amianto è deteriorato o danneggiato, quando la sua posizione ne rende difficile la gestione in sicurezza oppure quando sono previsti lavori di manutenzione, ristrutturazione o demolizione che potrebbero interessare il materiale. Non è tuttavia possibile stabilire in modo generale che la rimozione sia sempre la soluzione migliore. La scelta tra rimozione, incapsulamento e confinamento deve essere effettuata sulla base delle caratteristiche del materiale e della valutazione del rischio.

 

Normativa amianto 

A mettere a bando  l’estrazione, la commercializzazione e la lavorazione dell’amianto è la legge 257/1992. Nel caso dell’amianto compatto è stato introdotto un protocollo di manutenzione basato sull’incapsulamento o isolamento. Successivamente alla L. del 1992 sono state introdotte norme e metodologie tecniche per la cessazione dell’uso di amianto:

  • D.M. 6 settembre 1994, stabilisce norme e metodologie tecniche per la cessazione dell’uso dell’amianto.
  • il D.M. 14 maggio 1996, regola gli interventi di bonifica. 
  • il D.Lgs. 152/2006 introduce norme ambientali per la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti contaminati. 
  • D.Lgs. 81/2008, definisce disposizioni normative su invio notifica, misure di prevenzione e lavori di demolizione o rimozione dell’amianto. 

Il quadro normativo deve essere considerato nel suo complesso e tenendo conto delle successive modifiche e integrazioni. L’INAIL sottolinea infatti che la gestione delle bonifiche da amianto richiede il riferimento a più ambiti normativi, riguardanti sicurezza sul lavoro, salute pubblica e tutela ambientale.

 

Le fasi di bonifica

La bonifica inizia con l’incapsulamento dei materiali, volto a impedire la dispersione nell’aria durante le fasi di rimozione e trasporto delle lastre. Si tratta di un intervento che viene realizzato applicando un incapsulante fissativo in dispersione acquosa ad alta penetrazione su tutta la superficie. Successivamente le lastre vengono smontate: in questa fase del processo di bonifica, è necessario aspirare eventuali polveri potenzialmente pericolose, generate dalla rimozione di viti o simili. Dopo lo smontaggio le lastre vengono inviate ad una discarica autorizzata. Terminati i lavori, si procede alla misurazione dei livelli di asbesto e se sono conformi alle normative viene rilasciata la certificazione di restituzione dell’area. 

 

Gestione dei rifiuti contenenti amianto

La produzione di rifiuti da costruzione e demolizione si aggira intorno al 50% circa della produzione in Italia. La legge 257/1992, art. 2 lettera c, definisce i rifiuti di amianto come “i materiali di scarto delle attività estrattive di amianto, detriti e scorie delle lavorazioni che utilizzano amianto, anche provenienti dalle operazioni di decoibentazione nonché qualsiasi sostanza o qualsiasi oggetto contenente amianto che abbia perso la sua destinazione d’uso e che possa disperdere fibre di amianto nell’ambiente in concentrazioni superiori a quelle ammesse dall’articolo 3“. Qualsiasi bene o materiale che contiene fibre di amianto una volta rimosso diventa rifiuto pericoloso.

Il D. Lgs. 81/2008, Titolo IX, Capo III, afferma che l’amianto o i materiali che ne rilasciano le fibre devono essere stoccati e trasportati in appositi imballaggi chiusi. I rifiuti sono raccolti e rimossi dal luogo di lavoro il più presto possibile su imballaggi appositi su cui viene messa un’etichetta indicante il contenuto di amianto. Nel caso in cui viene prodotta la polvere nell’aria le misure da adottare dovranno riguardare l’eliminazione della polvere di amianto, l’aspirazione della polvere di amianto alla fonte e l’abbattimento continuo delle fibre di amianto sospese in aria tramite l’uso di acqua nebulizzata e/o incapsulanti.

 

Vantaggi e svantaggi 

Lo smaltimento e la rimozione dell’amianto può comportare sia dei benefici che rischi. Tra i vantaggi:

  • Eliminazione definitiva del pericolo legato all’esposizione di asbesto;
  • Sollevare il proprietario dall’obbligo di manutenzione e controllo richiesti quando il materiale viene solo incapsulato o confinato (senza la rimozione).

Tra i svantaggi:

  • Si tratta un rischio elevato per gli operatori che smaltiscono l’asbesto dopo lo smontaggio;
  • Viene prodotta una grande quantità di rifiuti speciali da smaltire;
  • Richiede un piano di lavoro specifico da presentare alla ASL, indicando misure adottate per tutelare la salute dei lavoratori e proteggere l’ambiente circostante.

 

FAQ

1. Che cos’è la rimozione dell’amianto?

La rimozione dell’amianto è una tecnica di bonifica che consiste nell’eliminazione dei materiali contenenti amianto e nel loro successivo trasporto e smaltimento presso impianti o discariche autorizzate.

2. Quali sono le principali tecniche di bonifica dell’amianto?

Le principali tecniche di bonifica sono incapsulamento, confinamento e rimozione. La scelta dipende dallo stato di conservazione del materiale, dalla sua tipologia e dalle caratteristiche dell’ambiente in cui si trova.

3. Quando è necessario rimuovere l’amianto?

La rimozione può essere indicata quando il materiale è deteriorato, danneggiato o presenta condizioni che rendono necessario eliminarlo definitivamente. La scelta della tecnica di bonifica deve essere valutata da professionisti qualificati.

4. La rimozione dell’amianto è obbligatoria?

La presenza di amianto non comporta automaticamente l’obbligo di rimozione. In base alle condizioni del materiale e al rischio di esposizione possono essere adottate anche tecniche come l’incapsulamento o il confinamento.

5. Quale legge ha vietato l’utilizzo dell’amianto in Italia?

La Legge 257/1992 ha stabilito la cessazione dell’impiego dell’amianto, vietandone l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di prodotti contenenti amianto.

6. Quali sono le principali norme sulla bonifica dell’amianto?

Tra i principali riferimenti normativi rientrano la Legge 257/1992, il D.M. 6 settembre 1994, il D.M. 14 maggio 1996, il D.Lgs. 152/2006 e il D.Lgs. 81/2008, oltre alle successive disposizioni in materia di rifiuti e discariche.

7. Chi può effettuare la rimozione dell’amianto?

La rimozione deve essere eseguita da imprese e operatori adeguatamente qualificati, nel rispetto delle procedure di sicurezza previste dalla normativa per la tutela dei lavoratori e dell’ambiente.

8. Perché l’amianto viene incapsulato prima della rimozione?

L’incapsulamento preliminare serve a ridurre il rischio di dispersione di fibre durante le operazioni di movimentazione e rimozione, attraverso l’applicazione di specifici prodotti incapsulanti.

9. Quali sono i vantaggi della rimozione dell’amianto?

Il principale vantaggio è l’eliminazione definitiva del materiale contenente amianto, evitando di dover continuare a effettuare le attività di controllo e manutenzione necessarie quando si sceglie una tecnica di conservazione come l’incapsulamento.

10. Quali sono gli svantaggi della rimozione dell’amianto?

La rimozione può richiedere tempi e costi significativi, comporta la produzione di rifiuti da gestire correttamente e richiede procedure specifiche per proteggere lavoratori, occupanti e ambiente.

Per avere maggiori informazioni sulla Bonifica Amianto compila il form

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